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Argentina Tour

Categoria: Buenos Aires

19/11/2007 GMT 1

San Antonio de Areco: Museo Gauchesco e Parque Criollo

argentinatour @ 17:44

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San Antonio de Areco è uno dei paesi più caratteristici e antichi della campagna argentina.

Il paese e la zona circostante trovano la propria origine in una cappella innalzata nella estancia del facoltoso Josè Ruiz de Arellano, sotto la protezione di S. Antonio di Padova. La popolazione di Areco era sotto l'amministrazione del Cabildo de Lujan fino al 1762, anno in cui venne istituita una municipalità sorella, chiamata Partido San Antonio de Areco.

La costruzione è un' amalgama armonica di edifici di fine secolo e chalet moderni. Gran parte degli edifici della città, per rispettare lo stile di quelli che risalgono alla sua fondazione, hanno ricevuto la denominazione municipale di "lugares significativos"; tra questi, la casa del sacerdote inglese, la chiesa di S.Antonio da Padova, la casa municipale, l'antico municipio, il magazzino La Esquina de Don Segundo Sombra, la casa di Emma Rojo, la casa di Gassaniga, la tenuta di Guerrico, il Fogòn Guirlandes, il ponte vecchio, la casa di doña Dolores Goñi de Guirlandes e il Prado Español.

Da Visitare

POSTA DE MORALES: Fu una delle prime poste nella provincia di Buenos Aires. Venne dichiarata Lugar Historico Provincial.
PARQUE CRIOLLO E MUSEO GAUCHESCO "RICARDO GUIRALDES": Venne fondato il 16 ottobre del 1938. La casa, che è sede del museo e riproduce un'autentica estancia antica, si erge al centro del parco, circondata da un fosso, alla maniera di una trincea ed è decorata con cannoni. Attraversando un ponte levatoio si arriva all'edificio, che è composto da tre parti: il casco, con cinque sale, la ermita di S.Antonio, piccolo santuario dove si venera l'immagine di S.Antonio che risale al XVII secolo; la "tahona" che è dell'anno 1848 -macchinario in legno che serviva per macinare il grano- si trova insieme alla "pulperia"- "La Blanqueada", con una vetrina con inferriate per servire i clienti.

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ZOOLOGICO E MUSEO "CARLOS MERTI": Possiede un'importante collezione di flora e fauna della zona.
SOLAR DE JUAN HIPOLITO VIEYTES: Una targa segnala il luogo che era occupato dalla sua casa natale.
MONOLITO A "RICARDO GUIRALDES": venne eretto in omaggio al poeta, il 9 luglio del 1929.
PONTE VECCHIO: costruito nel 1857. E' il primo ponte dove si pagava il pedaggio.
CIMITERO: Conserva i resti di Ricardo Guiraldes e di sua moglie, e scritti sul personaggio del poeta, " Don Segundo Sombra".
MUNICIPALITA':edificio in architettura italica, costruito nel 1885.
CHIESA E CASA PARROCCHIALE:costruita nel 1870.
ANTICO MUNICIPIO: E' del 1886. I suoi saloni furono scenario d'importanti esposizioni e fatti culturali che diedero origine al "Dia de la Tradiciòn".
CASA DE BURGUEÑO: Costruzione del secolo XIX. Residenza storica.
Da Visitare:
Biblioteca Manuel Belgrano e Archivio Storico Municipale. Plaza Arellano. Casa de Zapiola. Rancho Atelier del pittore Gasparini. Club Nautico. stabilimento balneare Municipale. Stazione ferroviaria Gral. Bme. Mitre. Estancia Cinacina, situtata a sei isolati dalla piazza principale (tra Mitre e Pellegrini), dove si svolgono spettacoli e balli folkloristici, corse di cavalli; ci sono graticole per cucinare l'asado, una "pulperia" autentica trasferita dal 9 de Julio e una collezione familiare di carri.
Escursioni:
ESTANCIA "LA BAMBA": appartiene alla famiglia Aldao. La costruzione originale è della metà del secolo. E' formata da due case con otto stanze e una piscina, funziona come hotel, con pensione completa e sale per conferenze durante tutto l'anno, tranne che a febbraio. C'è la possibilità di giocare a golf e a tennis al Country Club di Areco, che dista 8 km, si può cavalcare, pescare nel fiume Areco che attraversa l'estancia, passeggiare con carri e osservare gli uccelli; a due kilometri si trova l'aereoclub.
ESTANCIA "LA PORTEÑA": Estancia "criolla", con alloggio (6 stanze) pensione completa, piscina e sala per conferenze; offre inoltre equitazione polo e tennis (a 4 km) e aeroclub (a 2 km).
ESTANCIA "LOS PATRICIOS": Estancia accogliente con alloggio ( 5 stanze) pensione completa, piscina, carri, polo, paddle, equitazione, golf (a 5 km) e aeroclub (a 8 km).

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16/11/2007 GMT 1

La Boca: nostalgia di Genova a Buenos Aires.

argentinatour @ 08:36

Quartiere La Boca, Buenos Aires

Cosí scriveva, nel 1930, de Souza Reilly a proposito della Boca, il quartiere "genovese" di Buenos Aires: Non appena giungiate alla Boca del Riachuelo, i vostri cinque sensi vi grideranno all'orecchio come un capostazione: "Genova! [...] Le parole, gli odori, i sapori, insomma tutto vi produrrà l'impressione pittorica, panoramica, superficiale di trovarvi a Genova. Una manciata di casette variopinte, il porticciolo gremito di imbarcazioni, la parlata genovese che risuonava nelle strade--e ovunque il profumo inconfondibile della farinata e della focaccia calda... Tale doveva essere il vecchio quartiere della Boca: una Genova in miniatura, popolata da marinai e pittori, massaie e prostitute, poeti vernacolari e contrabbandieri, commercianti e compositori di tango. Un quartiere di angiporto: variopinto e inquietante, povero e fiorente al contempo, ove l'immigrazione prevalentemente ligure aveva imposto pacificamente l'uso del dialetto genovese.

Tutti, con poche eccezioni, vivevano nei "conventillos" della Boca, ove cinque, sei famiglie installate ciascuna in una stanzetta attorno al patio compartivano bagno e cucina. Sostengono, i bochensi odierni, che questi immigrati formassero comunità utopiche ove la povertà era dignitosa, e ove regnavano solidarietà, amicizia e ordine assoluto. Dipinte e ritoccate continuamente con le vernici delle imbarcazioni, le casette della Boca conferivano al quartiere l'aspetto pittoresco per cui esso resta iscritto nell'immaginario urbano di Buenos Aires come un luogo esotico, come la piccola Genova dove gli antichi immigrati avevano imposto il modus vivendi della loro patria. Nella Boca un po' ingrigita di oggi, i discendenti degli immigrati italiani esercitano ancora il culto della memoria ligure del quartiere.

Ai genovesi in visita, la gente della Boca racconta--con un po' di compiacimento--aneddoti gustosi sullo spirito industrioso, sí, ma anche ribelle dei loro antenati. Anticlericali convinti di fede massone, socialista e anarchica, raccolti in quella che è l'oramai centenaria associazione mutuale "La Ligure", questi vecchi genovesi resero la vita difficile a più di un parroco della chiesa locale. Nel 1882, a seguito di uno sciopero generale, pare che essi fossero giunti al punto di issare la bandiera genovese sull'edificio più alto del quartiere, proclamando la nascita della "Repubblica Genovese della Boca." Se tale repubblica ebbe vita breve, va anche detto che essa lasciò un segno profondo in una memoria collettiva improntata all'orgoglio delle proprie radici. Una memoria, quella della vecchia Boca genovese, che non si perde.

Sono ancora tante le storie di famiglia che il visitatore odierno può raccogliere camminando per le stradine del quartiere. Punteggiate di parole italiane, e più spesso ancora di termini genovesi, queste storie cominciano immancabilmente con il "barco" da cui scesero i nonni (o i genitori), ciascuno determinato a passare dalla povertà a una discreta ascesa sociale attraverso la redenzione del lavoro. Ma l'anima della Boca non è solo l'orgoglio di un'immigrazione industriosa: qui, infatti, la dimensione epica del riscatto sociale è ingentilita da altri due temi fondamentali della comunità immigrante creolizzata: la pittura e il tango.

La Boca degli anni d'oro (ossia dalla seconda metà del secolo scorso fino alla fine degli anni '60) è il quartiere boemio in cui pittori come Alfredo Lazzari o Quinquela Martin--tutti di origine rigorosamente italiana--installavano i loro cavalletti sulla ribera o direttamente nelle barche, contribuendo con le loro opere all'identità caratteristica del luogo. Del tango, la Boca é uno dei luoghi mitici. Lo é perché il tango esprime la malinconia degli immigrati. E lo é anche perché l'angiporto forniva lo sfondo adeguato per un ballo di origine postribolare, e per canzoni i cui testi (letras) erano scritti in lunfardo, il gergo della malavita infarcito di espressioni dialettali italiane, spesso genovesi. Fino a non molti anni fa, il tango lo si ballava fino all'alba nelle pizzerie (cantinas) della Boca, tra una porzione di faina' e un bicchiere di vino. Il turista di oggi, invece, si deve accontentare di una passeggiata in Calle Caminito, dedicata al celeberrimo tanguero bochense Filiberto.

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Oggi museo all'aria aperta, Caminito é la meta prediletta degli artisti di strada bonaerensi, ove pittori, ballerini di tango e suonatori di bandoneon si contendono l'attenzione dei turisti. Non si illuda, il viaggiatore odierno, che la Boca sia ancora pronta a gridargli in faccia la sua genovesita' come lo era negli anni '30. Da oltre due decenni il quartiere versa in uno stato di semi-abbandono. Mentre le inondazioni delle acque nere del fiume Riachuelo si succedevano inesorabilmente, le carcasse di vecchie barche si accumulavano nel porticciolo ormai inutilizzato. Molti bochensi abbandonarono i vecchi conventillos per trasferirsi nei quartieri alti di Buenos Aires. Certo--quasi in attesa di tempi migliori--l'anima genovese della Boca permane. Sta peró al visitatore trovarla, avventurandosi con pazienza nella dimensione della memoria, dell'immaginario collettivo che trasfigura costantemente il presente nel passato, e il passato nel presente. La troverà, la "piccola patria" (patria chica), nei racconti dei discendenti dei tanti liguri che, venuti in Argentina per "fare l'America," inventarono un nuovo modo di pensare a Genova. Al di là della commercializzazione turistica, la Boca genovese si nutre con voracità della nostalgia della gente del luogo. Come un tango triste e bello, essa concede ancora ai bochensi il privilegio di un'identità poetica altrimenti negata a un paese in crisi.

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